BurialScrivere di un disco di Burial è un'impresa complessa che richiede un grande sforzo ermeneutico sia per chi scrive, sia per chi legge. Perché, sì, sulla carta sembra che Burial pubblichi sempre lo stesso disco, mentre per le orecchie – e per il cervello – ogni nuova traccia rappresenta un passo in avanti nella definizione di musica elettronica.

 

Contestualizzare un disco ambient – perché di questo stiamo parlando – è forse l'unico modo per comprenderlo veramente, e in questo caso l'escamotage sta nel comprendere quanto il fattore ecologico della musica di Burial sia la chiave di volta per analizzarla.

Siamo nel 2013 in una metropoli qualsiasi, siamo costantemente alle prese con cambi di posizione, luoghi, persone, situazioni e la velocità con cui tutto questo avviene è impressionante, ma ecco che arriva la musica di Burial: una colonna sonora che funge da tappeto per tutti i nostri spostamenti, una specie di collante che unisce ogni situazione.

A distanza di un anno dal capolavoro Kindred, William Beven – vero nome del Nostro – torna con questo nuovo EP dal nome Truant/Rough Sleeper. Concepibili come un unico disco, i due EP in questione rappresentano forse la summa compositiva dell'artista: cupo, elettronico e claustrofobico il primo, spaziale, aperto e “luminoso” il secondo.

Sebbene siano soltanto due i brani che compongono questo EP, il tempo totale giunge quasi ai venticinque minuti; tempo in cui la title-track, con i suoi synth, i suoi bassi e le classiche esplosioni di charleston, è continuamente in bilico tra ascese e discese tonali. Il lato B, Rough sleeper,colpisce per la sua bellezza: salendo piano, come se arrivasse dalla pioggia, unisce una strumentazione desueta per Beven (campane, sax) a sample vocali distanti ed eterei, regalandoci dodici minuti di coltissima ambient.

Anche in questo caso, vale quanto detto per Kindred:siamo di fronte ad una musica personalissima, un marchio di fabbrica che riesce sempre a rimanere coerente e allo stesso tempo a fare un passo in avanti.

Voto: 7.0