così viciniEra dall'anno del suo esordio con Tregua (1997) che non si sentiva una Cristina Donà così rock, e la collaborazione con il produttore/co-autore/multistrumentista Saverio Lanza, dopo il precedente Torno a casa a piedi, si consolida. E speriamo non finisca qui.

Perché Così vicini non solo è rock - un rock anche solo come attitudine: si pensi alla chiaroscura finale Senza parole -, ma ha dalla sua testi sempre profondi che parlano di silenzio, di sintonia con la natura dell'autrice, di legami più concreti e forti rispetto al modo di relazionarci attraverso la virtualità delle nuove tecnologie.

Già l'iniziale title track è una delle gemme della cantautrice di Rho: parole sussurrate al pianoforte e una leggerezza che non sfiora mai la superficialità.
Altra canzone di merito che scompagina l'ascolto è Il tuo nome, dove la chitarra elettrica sottilmente si fa strada e poco a poco incalza e fa sentire la carica, insieme alla grandiosa sezione ritmica.

Perpendicolare, dedicata a suo figlio, è un'altra meraviglia a cui viene automatico associare il pezzo alla parola etereo: anche ascoltandola decine e decine di volte, ha sempre qualcosa di prezioso da offrire.

Il pezzo forse più facile da memorizzare è L'infinito nella testa, e anche qui ci si emoziona per quella voce sublime a cui non si può fare altro che applaudire.

Quest'album - come chiaramente lo si coglie dai testi - ha bisogno di un ascolto non affrettato e reiterato per poter essere apprezzato in tutta la sua bellezza.

Secondo il modesto parere di chi scrive Così vicini è decisamente uno degli album italiani più belli di questo nuovo secolo.