In Goth We Trust coverLa storia delle sottoculture giovanili in Italia è ancora una storia soprattutto orale: pochissime infatti sono le pubblicazioni che hanno indagato i vari movimenti sociali/musicali che sono apparsi dagli anni sessanta a oggi.

Salvo rare felici eccezioni - penso a Costretti a sanguinare di Marco Philopat sul primo movimento hardcore italiano legato al Virus di Milano, a Skinhead di Riccardo Pedrini, a Storia ragionata dell'hip hop italiano di Damir Ivic e in maniera telegrafica Mods di Francesco Gazzarra – spesso ne indagano solo l'aspetto squisitamente musicale. I primi, ottimi esempi che mi vengono in mente in proposito sono Eighties Colours di Roberto Calabrò sul sixities revival e l'appendice sulla scena industrial italiana in coda al Manuale di cultura industriale pubblicato dalla Shake anni fa o ancora a Quei bravi ragazzi del rock progressivo di Piersandro Pallavicini. A margine andrebbero citati poi alcuni racconti autobiografici di appartenenti a singole band , come I ragazzi del mucchio dell'ex Indigesti Silvio Bernelli. Poche uscite ma fatte bene e proprio per questo ogni pubblicazione in questo ambito merità la curiosità si chiè appassionato di musica.

Creature simili (termine che era già apparso sulle pagine di Costretti a sanguinare e ripreso da Simone Tosoni ed Emanuela Zuccalà per il loro saggio edito da Agenzia X) esce dai soliti schemi a cui i lettori si sono abituati: i due autori infatti decidono di affidarsi alla viva voce dei ragazzi e delle ragazze che negli anni ottanta scelsero di aderire alla sottocultura dark (come in Italia venne definito quello che nel resto nel mondo era chiamato goth) a Milano e dintorni, intervenendo soprattuto per ricostruire il contesto delle vicende narrate.
Quello che emerge è la fotografia di un'epoca: le compagnie che nascono frequentando gli stessi punti di ritrovo (piazze, strade, bar, negozi di dischi o di vestiti, librerie), le serate in determinati locali (con particolare attenzione per l'Hysterika, che fu per loro qualcosa di più di una semplice discoteca), gli scazzi con le altre sottoculture o con la polizia o più in generale con il resto della società, la vita di tutti i giorni a scuola o al lavoro, il sogno di emigrare in altri lidi (la sempre mitologica Londra) dove poter essere se stessi.

È uno sguardo raro, che porta sulla pagina qualcosa che probabilmente finora è stato solo tramandato oralmente o intuito da qualche segno, come qualche scritta sopravissuta sui muri o certi settori "dedicati" in precisi negozi di dischi.
Emerge quella Milano new wave che rifiutava il terribile slogan/stile di vita della "Milano da bere" per cercare qualcosa di diverso, una città che aveva ancora residui della vita politica del decennio precedente (che parte della comunità dark porterà all'esperienza dell' Helter Skelter" lo spazio all'interno del Leonkavallo dove vennero organizzati eventi e concerti tra cui le prime sortite in Italia di Sonic Youth e The Ex) e che era già crocevia dei tour musicali principali di quegli anni, qualcosa che poteva permettere a una scena di crescere e prosperare.

Si arriva fino al declino degli anni ottanta (il 1987 viene inquadrato nel libro come l'anno chiave), quando davvero sembra non esserci più nulla: locali chiusi, centri sociali sgomberati e la sensazione della fine di un'epoca. La storia prosegue, ma è sin da subito qualcosa di diverso, sia musicalmente che culturalmente, qualcosa che continua ancora adesso. Ovviamente la vastità dell'argomento rende la visione globale parziale, gli autori non pretendono certo di raccontare lo stile di vita di tutta la comunità dark italiana, ma emergono un paio di tratti comuni a tutte le sottoculture di quegli anni che non possono venir sottovalutati.

Prima di tutto la voglia di creare un ambiente nuovo, di creare i propri mezzi di comunicazione (per esempio le varie fanzine uscite in quegli anni) e di organizzare concerti, senza magari sapere come farlo professionalmente ma spinti dall'urgenza di creare e di comunicare, esattamente come il punk aveva insegnato. Comunicare e suonare era più importante del saper padroneggiare alla perfezione uno strumento musicale e mettere in circolazione dischi era possibile anche se si era una microscopica etichetta discografica. I risultati finali (penso all'ottima fanzine Amen – This is religgion di cui sarebbe piacevole uscisse un'antologia) sono stait spesso all'altezza delle ambizioni.
Non si può ignorare la voglia di creare una vera e propria cultura che vada più in profondità, oltre l'aspetto puramente estetico che comunque aveva una sua importanza fondamentale: nessuna sottocultura sfugge al fascino di crearsi una propria "divisa" e il mondo goth seppre crearsi uno dei dresscode più memoriabili, tanto da vedere alcune intuizioni finire sulle passerelle. C'è la voglia di definire film e libri "propri", con ricerche basate a volte su suggestioni afferrate da testi o titoli di canzoni e dischi, di crearsi un immaginario artistico distinguibile (ben testimoniato nel libro dalle grafiche di poster e copertine di fanzine).

Il libro non si limita a redarre una sorta di "almanacco" di cosa accadute in quegli anni: certo c'è la musica e ci sono i concerti, entrambi trattati in capitoli distinti, ma non c'è nessun tentativo di registrare ogni singolo evento (concerti più o meno piccoli, rassegne, uscite discografiche legate alla scena, ecc...) o di censire ogni singola realtà musicale di quel microcosmo. Meglio così: in fondo sono particolari che avrebbero potuto appesantire la lettura, finendo per soffocare la spontaneità che caratterizza il libro.

Oggi il dark si gode lo status di rara sottoculture a non esser mai scomparsa, nemmeno momentaneamente, stata oggetto di momentanee sparizioni, capace di conservare un certo ricambio generazionale e di godere di una buona affluenza. Mentre continuano a emergere band nuove e motivate quelle d'epoca (ad esempio quei 2+2=5 tra i protagonisti del libro) vedono finalmente ristampati i loro dischi. Immagino che all'interno della scena dark questo libro sia stato un piacevole "come eravamo" e a vedere le foto del giro di presentazioni (www.facebook.com/CreatureSimiliIlDarkAMilanoNegliAnni Ottanta) l'accoglienza è stata calorosa. Se si è appassionati del genere questa sarà una lettura interessante, magari accompagnata da Gli spunti che emergono sono interessanti e se si è appassionati una lettura potrebbe essere stimolante. Magari accompagnata da qualche disco di Bauhaus, Joy Division, Cure, Depeche Mode, Death In June, Sisters Of Mercy, Christian Death, D.A.F. o Killing Joke.