Papu Diego AbatantuonoIncontrare Diego Abatantuono è l'occasione per ripercorrere gli ultimi trent'anni del cinema italiano, tra pellicole impegnate e altre volte a recuperare – o a tentare di farlo – la brillantezza della commedia Anni Cinquanta. La possibilità di incontrare uno dei volti più caratteristici del cinema nostrano è data dai festeggiamenti per i venticinque anni di attività del duo comico I Papu (all'anagrafe Andrea Appi e Ramiro Besa), che hanno avuto modo di collaborare con l'attore milanese nel programma televisivo Colorado Café e nei lungometraggi Eccezzzziunale veramente – capitolo secondo... me e Cose dell'altro mondo.

 

Auditorium Concordia, Pordenone, 10 luglio 2014. Quasi cinquecento anime ad attendere quello che dovrebbe essere un ospite, ma si sa già che indosserà i panni del mattatore della serata. Dopo un breve sketch con I Papu, i riflettori sono per Abatantuono, accolto con un applauso degno di una rock-star. Per rompere il ghiaccio viene mostrato un breve frammento tratto da Eccezzzziunale veramente, accomunando tra le risate le diverse generazioni di spettatori presenti in sala. Poi però Diego passa a stretto giro di vite ai suoi film più impegnati, magari meno conosciuti dalla maggioranza del pubblico, però ai quali dimostra più attaccamento: Regalo di Natale, Mediterraneo, Marrakech Express, Turné, Io non ho paura oIl toro. Si alternano gustosi aneddoti a episodi riconducibili ai dietro le quinte del mondo cinematografico, attraverso i rapporti instaurati con registi del calibro di Pupi Avati, Gabriele Salvatores e Carlo Mazzacurati.

Nella figura di Abatantuono si celano diverse maschere, a dimostrazione di un attore capace di presentarsi in ruoli diversissimi – dopo aver rischiato di bruciarsi la carriera a inizio anni Ottanta, causa l'interruzione del sodalizio artistico con Carlo Vanzina – e di essere apprezzato da gran parte degli addetti ai lavori, del pubblico e della critica. Proprio da questa caratteristica nasce il dubbio su un attore di certo istrionico e dalla grande prestanza scenica: Abatantuono ci fa o ci è? Cosa può accomunare un attore che nasce col ruolo di terrunciello alle ottime prove in chiave drammatica, come Regalo di Natale e Io non ho paura? La questione viene solo parzialmente fugata dall'incontro, dato che – a parole – sembra sia la sola passione a far muovere l'attore nelle sue scelte, permettendogli di infilare ottime performances come la trilogia della fuga di Salvatores a scialbe interpretazioni come Rivincita di Natale o Gli amici del Bar Margherita. A confermare l'attaccamento di Abatantuono alla settima arte è la fondazione di una casa di produzione, la Colorado Film, grazie alla quale il nostro ha creato un sistema di impresa impegnato tra editoria, cinema e musica.

Il dubbio della polivalenza insomma adombra la figura di Abatantuono, assieme al provincialismo che da decenni frena il cinema italiano: lo rivela Diego stesso, che ammette come recitare in un'altra lingua si sia rivelata un'esperienza quasi traumatica. L'episodio si riferisce alla presenza del nostro nello sceneggiato Il segreto del Sahara, prodotto dalla RAI ma girato in inglese per le televisioni estere. Di genere avventuroso, il film – uscito nel 1987 – si avvale di un cast formato da nomi di spessore come Ben Kingsley e Andie MacDowell, nonché dell'apporto di Ennio Morricone alla colonna sonora. Abatantuono ammette come – dopo un sospiro di sollievo per le poche battute da proferire – per capire quando doveva intervenire era costretto a contare mentalmente il numero di battute per scena. Un aspetto che quasi sfiora il dilettantismo puro.

Nonostante ciò, questi due punti non cancellano una carriera di tutto rispetto: tre Nastri d'Argento vinti, cinque nomination ai David di Donatello e un contributo tutt'altro che irrilevante a Mediterraneo, premiato con l'Oscar come miglior film straniero nel 1992. Non fanno passare in secondo piano tutta una serie di interpretazioni a dir poco convincenti, sia che Abatantuono debba impersonare lo spaccone di origini meridionali o l'imprenditore cinico e senza scrupoli, passando per il generale fascista tutto chiacchiere e distintivo. Non possono spedire nel dimenticatoio tutta una serie di scene memorabili, destinate a rimanere a lungo nell'immaginario comune: dal paradossale monologo di Marrakech Express contro il dentista tedesco, alla riflessione sulla vita tra il malinconico e il divertito di Mediterraneo, dall'urlo di Attila alla rassegnata disperazione di Franco Mattioli nel finale di Regalo di Natale. Bravi I Papu a pescarle e proporle con parsimonia, tra una battuta del trio e gli aneddoti dell'ospite.

Una serata con un attore che, nel bene e nel male, ha fatto la storia del cinema italiano negli ultimi trentacinque anni ti lascia diversi spunti di riflessione. Innanzitutto come la parola e il gusto della narrazione abbiano a tratti una potenza evocativa quasi dirompente, facendo immaginare luoghi e persone mai conosciuti. La forza della risata, innescata dall'ironia di Abatantuono. Lo stato del cinema italiano, costretto a rincorrere una grandezza raggiunta e ora solo agognata. La voglia di rivedere e riconsiderare film visti e rivisti, guardandoli con un'altra ottica. La sensazione che, per poche ore, si possono dimenticare i problemi di sempre e prendere la via di casa con la soddisfazione dipinta sul volto.