Spira MirabilisConsci dell'essere creature finite, gli esseri umani rincorrono costantemente l'idea della conoscenza di sé e della Natura al fine di raggiungere l'immortalità. La Storia è un susseguirsi di ricerche e tentativi, di riflessioni e rielaborazioni, di strumenti e di ipotesi tesi verso la conquista dell'orizzonte e della conseguente creazione di nuovi obiettivi.

Se ci soffermiamo anche solo sul nome di quest'opera, Spira Mirabilis, ci accorgiamo che siamo di fronte a un oggetto che appartiene al mondo naturale e che si può manifestare sotto varie forme. Descritta la prima volta da Descartes e analizzata poi da Jackob Bernoulli, che le dà il nome, questa spirale logaritmica continua ad avvolgersi su un polo senza mai arrivare a toccarlo proprio come l'uomo continua a protendersi verso l'abbattimento e superamento dei propri limiti.

All'interno della spirale meravigliosa l'universale è racchiuso in un piccolo dettaglio che si trasforma e si deforma per essere se stesso e altro (oltre) da sé.

In questo vorticoso divenire la guida ideale è il testo L'immortale di Luis Borges interpretato da Marina Vlady. Voce e immagini si insinuano fra i quattro elementi ideali che compongono il film, cioè Fuoco, Terra, Acqua e Aria, diventando essi stessi il quinto tassello, l'Etere. Siamo di fronte a una scrittura pulsante e viva che si contorce e si allunga in un fluire di connessioni e collisioni elastiche, difficili da cogliere se non si è pronti ad accettare che il limite è l'elemento portante della spinta al cambiamento.

Spira mirabilisMassimo D'Anolfi e Martina Parenti vanno oltre a ciò che potremmo categorizzare come flusso poetico di immagini e testo perché Spira Mirabilis è una sinfonia percettiva di fattura sartoriale, precisa e definita che mostra la propria struttura, fatta di ricerca, di riflessione e di assonanze. In questa rappresentazione, che è anche la trasfigurazione dell'impulso umano nel cercare di superare i propri limiti, si alternano gli elementi naturali.

È curioso scoprire che, come per l'evoluzione, il punto di partenza del progetto a cui i registi hanno dato vita è l'Acqua. L'elemento è messo in scena attraverso Shin Kubota e la sua ricerca sulla medusa Turritopsis che lui definisce la medusa immortale. Lo scienziato è nel suo dipartimento di ricerca e attraverso le lenti della macchina da presa ci è permesso osservare ciò che potrebbe aprire il percorso verso il segreto dell'immortalità. Il professor Kubota è mostrato, poi, spogliato dal ruolo che ricopre e ripreso mentre canta in onore della medusa. Qui si riappropria del suo essere uomo, del suo corpo mortale e limitato. Come chiunque altro è solo l'ospite passeggero di un mondo che si lascia contemplare e studiare.

Anche se l'acqua è stato il primo elemento costitutivo del progetto, il film apre con il Fuoco che prende le sembianze dei Lakota, una tribù di indiani del nord America che ha visto lo sterminio della propria gente e che nonostante le difficoltà cerca di mantenere in vita la propria cultura millenaria. Il mito si è legato alla Storia e la tradizione cerca di non soccombere di fronte alla marcia inesorabile della “civiltà” che tende a cancellare ciò che non è definibile come progresso o, peggio, a tramutarlo in prodotto leggendario mercificabile.

L'Aria prende corpo nella creazione completamente artigianale degli Hang (steel pan) fatta dagli stessi inventori dello strumento, Felix Rohner e Sabina Schärer. Le imperfezioni date dalla lavorazione a mano dei materiali sono accettate di buon grado perché ognuno degli strumenti possa essere e creare delle forme sonore uniche. Come la costante pulsione umana verso il superamento dei limiti, è fondamentale l'accettazione della nostra imperfezione per poter essere degli esseri vibranti di vita.

Nel continuo alternarsi delle storie raccontate, l'elemento Terra chiude il quadro con il Duomo di Milano e la continua rigenerazione degli elementi decorativi che lo compongono. L'edificio, e con esso il suo essere simbolo (fede e arte), vengono costantemente intaccati dal tempo, che nonostante riesca a scalfirli e a eroderne la struttura, non riesce a cancellarli perché ciò che si logora viene sostituito con solerzia. L'imperfezione e la consapevolezza dell'umano di essere finito proietta nel Duomo la sua ambizione a divenire immortale.

Ogni elemento della spirale eterna è la trasfigurazione dell'uomo che in questa ricerca della “meraviglia di sé” si deve relazionare con la memoria (Etere) intesa come atto di riproduzione e come tale malleabile; la scienza (Acqua) che rincorre l'immortalità; la storia (Fuoco) che deve essere resistenza e impegno per evitare di tramutarsi in leggenda; la musica e le arti applicate (Aria) che creano strumenti imperfetti capaci di fare vibrare la vita stessa e la fede, l'arte e la tecnica (Terra) che rifiutano e rifuggono il tempo rigenerandosi costantemente.

Come per la spira mirabilis, anche il film resta aperto in un vorticoso movimento che prosegue a fine proiezione nello spettatore, continuando a ruotare nella sua mente.

Mi rendo conto che per molti spettatori quest'opera possa sembrare difficile o all'opposto vuota ma cosa resterebbe del piacere della visione se questa non fosse mai messa alla prova e nutrita da collisioni fortunate come questa?

Se tutto fosse chiaro e finito, come un cerchio chiuso cosa ne sarebbe di noi?

L'automatizzazione del linguaggio, il prodotto preconfezionato e rassicurante e l'applicazione delle regole del marketing alle storie hanno invaso e reso sterile molto cinema contemporaneo.

È arrivato il momento di ritrovare la spinta istintiva al superamento dei nostri limiti e di accogliere sfide come Spira Mirabilis, trovando il coraggio di spostare un po' più in là l'orizzonte.