Pets Vita da animali

Nel panorama del cinema d'animazione mainstream statunitense lavorano diversi studi più o meno consolidati nel tempo che si contendono le sale e il pubblico. Tra le realtà più “giovani” del mercato c'è la Illumination Entertainment, nata nel 2007 e sussidiaria della Universal Studio.

Il fondatore Chris Meledandri iniziò alla Walt Disney Studios come produttore per poi passare alla 20th Centyry Fox Animation dove si occupò principalmente della produzione di lungometraggi animati realizzati da Blue Sky Studios. La storia professionale di Meledandri è idealmente la cartina tornasole di quello che possiamo definire il percorso della Illumination Entertinment, uno studio che voleva immettersi nel mercato statunitense in modo originale per poi lentamente ripiegare su scelte produttive sicure o canoniche che inevitabilmente pagano un debito visivo e narrativo alle altre realtà produttive, da Walt Disney Studio, a DreamWorks Animation a Pixar Animation Studios, per citarne solo alcune.

Con il primo lungometraggio, Cattivissimo Me, lo studio si presenta allo spettatore come alternativa fresca e innovativa, catturandone l'attenzione attraverso una storia e dei personaggi anomali rispetto ai prodotti in circolazione e iniziando così il proprio “piano di fidelizzazione”. Per farlo si affidano allo studio francese Mac Guff (che nel 2011 si dividerà e il dipartimento di animazione sarà acquisito interamente da Illumination Entertainment) e alla collaborazione per la regia del francese Pierre Coffin e dell'americano Chris Renaud. Se in questa fase è chiaro l'obiettivo e soprattutto si intuisce il bisogno di un approccio alla narrazione e alla grafica diverso dagli standard statunitensi, nel tempo questa caratteristica è accantonata a favore di progetti meno coraggiosi ma, a loro opinione, in grado di incassare regolarmente al botteghino grazie a una buona strategia di marketing più che al valore dei film stessi. Questa strategia ha dato vita a pellicole in cgi  estremamente canoniche fino ad arrivare a non riconoscere che i Minions per i loro requisiti e proprio perché sono delle spalle comiche (al pari dei pinguini di Madagascar), sono adatti più a un trattamento seriale televisivo che al lungometraggio.

Pets Vita da animali

Pets: vita da animali poteva essere il punto di partenza per un nuovo percorso, che teneva in considerazione gli errori del passato e, facendone tesoro, dava il La alla definizione della Illumination Entertainment come voce riconoscibile nel panorama del lungometraggio animato. Per quanto la pellicola sia disseminata di esilaranti gag comiche e di un'ambientazione contemporanea di raffinato gusto grafico che rimanda agli anni '50 e '60, l'insieme manca di carattere.

La pellicola si sviluppa su due temi principali che però non sono trattati con la giusta attenzione o importanza. I parallelismi e/o forse debiti narrativi con Toy Story sono evidenti nella tematica dell'amicizia e dell'inserimento nel gruppo di un elemento nuovo, della frustrazione dovuta alla paura di essere sostituiti e dello scontro necessario per comprenderlo e accettarlo. Se nel film di John Lassater la questione è affrontata direttamente, qui rimane abbozzata rispetto allo spazio dato all'azione e alle trovate comiche. Narrativamente lo stesso tema dell'abbandono è in qualche modo ovattato, messo in secondo piano, sottovalutando la capacità dei bambini di capire sentimenti così profondi. In questo modo però si preclude loro l'elaborazione del sentimento negativo e la necessaria catarsi prima del suo superamento e della fase di nuovo inizio positivo. Al contrario la Walt Disney Studios con Zootropolis, dimostra maggiore determinazione nell'affrontare tematiche difficili, non si esime, infatti, dal mostrare agli spettatori quanto i pregiudizi siano pericolosi e quanto possano essere parte di ciascuno di noi, inserendo questa riflessione in uno squisito bilanciamento tra crime story e commedia graficamente ineccepibile.

Un'altra occasione mancata di Pets: vita da animali è nello studio e nella realizzazione visiva degli animali che, per quanto perfetti, caratterizzati e teneri, non sono all'altezza del panorama cittadino. In qualche modo vivono in due “matite” differenti. Anche in questo caso i classici occhioni hanno preso il sopravvento sulla creatività e lo si può notare curiosando negli schizzi preparatori che possedevano una forza e una coerenza del tutto diversa dal risultato finale, un po' come è successo per Inside Out di Pete Docter e Ronnie del Carmen. Se ci fosse stata un'amalgama più puntuale tra ambiente e personaggi, virando questi ultimi a linee meno usuali, le immagini in sequenza sarebbero state magnetiche.

La forza di Pets: vita da animali è nello sviluppo e nel dinamismo dell'azione supportati dalle gag che vanno dalla comicità verbale, alla slapstick comedy classica al non sense e dal citazionismo mai scontato. 

Il film si sviluppa in modo circolare partendo da un turbine di eventi incontrollati che muovono gli animali cittadini in un vortice di ambienti e situazioni esilaranti per poi concludersi, come la giornata, di nuovo al punto di partenza (la casa) come se nulla fosse mai accaduto.

Il titolo originale della pellicola è The secret life of pets e sottolinea il divertente patto che lo spettatore sigilla nella sala buia: sarà messo al corrente di quello che accade agli animali domestici quando i propri padroni non sono in casa.

La trovata di creare una vita parallela che unisce quegli atteggiamenti caratteristici di cani, gatti, ecc. con una personalità e una sensibilità propria dell'essere umano (già percorsa molte volte dal cinema e dalle serie televisive) è sviluppata con originalità anche se in alcuni casi si piega a sviluppi più canonici. La cautela ha portato ad esempio alla scelta di non far percorrere fino in fondo a Tiberius, il falco, la bivalenza tipica dei personaggi dei cartoons della Warner Bros. smorzando eccessivamente la sua caratterizzazione (è un rapace, non un canarino!) e la sua funzione di veicolo per le sequenze di black comedy.

Tra i punti di pregio c'è quel richiamo alla follia tipica dei primi Looney Tunes e alla tensione esilarante dei viaggi alla cieca di Mr Magoo (storico personaggio ideato nel 1949 da John Hubley) che qui viene ampiamente omaggiato attraverso il personaggio di Pops, il vecchio basset hound. Delizioso e folle il delirio alla fabbrica di salsiccie di Max e Duke in cui Grease incontra lo spot americano degli snack dei drive-in degli anni '60 in un mix lisergico e ammiccante. Gli omaggi sono molti e ripercorrono alcuni dei capi saldi dell'animazione statunitense sia cinematografica che televisiva ma non sono mai forzati e sono invece inseriti nello sviluppo dell'azione con intelligente accuratezza.

Pets: vita da animali, in conclusione, non riesce a sostenere un dialogo aperto e costruttivo con lo spettatore il quale di certo uscirà dalla sala buia soddisfatto e con qualche nuovo tormentone da proporre agli amici ma perderà l'opportunità di mettersi alla prova, riflettere e, perché no?, crescere.