Aereoplanicarta3È noto che in più di un’occasione alcuni film d’animazione della Disney siano stati accusati d’aver preso in prestito più di qualcosa da opere altrui. Per quanto riguarda Il Re Leone (The Lion King di Allers e Minkoff, 1994), ad esempio, ai conoscitori del lavoro di un maestro dell’anime come Osamu Tezuka non passarono affatto inosservate le forti assonanze narrative – e non solo narrative – con la serie Kimba, il leone bianco (Janguru Taitei Susume Leo, 1965-66).

 

Personalmente ho sempre ritenuto che tutto ciò rientrasse in un continuo scambio di omaggi, anche se non sempre dichiarati, e che certe forti somiglianze potessero essere considerate vere e proprie citazioni, in quanto complessivamente non andavano ad intaccare le novità (di sviluppo narrativo, di stile, di tecnologia utilizzata) introdotte dall’opera che le ospitava. Alla resa dei conti, quindi, emerge sempre un significativo differenziale tra i lavori comparati, tale da non intaccare l’originalità della primogenitura. Anzi, spesso e volentieri, tutto ciò contribuisce a una sua doverosa riscoperta critica. Insomma, le differenze portano, vuoi o non vuoi, alla giustificazione, almeno quando hanno un peso specifico maggiore rispetto alle comunanze. In fondo, si tratta di una prassi comune non solo all’interno del mondo dell’animazione, ma del cinema tout court. Sono tuttora convinto, infatti, che la Disney si sia attirata critiche particolarmente pungenti a causa della maggiore visibilità ottenuta a livello mondiale dai suoi prodotti rispetto ai film “omaggiati”, che spesso godevano di una distribuzione limitata, quasi esclusivamente all’interno del contesto nazionale in cui erano stati realizzati. Un’ancorché diffusa pratica di prestito (chiamiamolo così, visto che a livello teorico sono sempre possibili delle contro citazioni), non andrebbe dunque demonizzata, purché rientri nel pieno rispetto dell’idea originale altrui.