force awakens shirtChe il passaggio alla Disney non sarebbe stato indolore lo immaginavano tutti. Quando Lucas ha venduto la sua creatura a Mickey Mouse è stato immediato sentirelungo la schiena un brivido, se non di paura almeno di incertezza.

Cosa ne avrebbero fatto? E, soprattutto, il buon George avrebbe imposto la sua ingombrante presenza come fece a suo tempo J.K. Rowling con l’intento di proteggere il suo Harry Potter? La scrittrice aveva visto bene e i sette film (con alti e bassi) hanno rispettato lo spirito della sua opera. Pare che Lucas non sia potuto intervenire nella realizzazione del settimo e attesissimo capitolo della saga e chissà in cosa si sarebeb vista la diffrenza. Non che il problema (se di problema si può trattare) sia l’aver affidato la regia al "divino" J.J. Abrahams (pare dotato del potere taumaturgico del guaritore dato che già ha rivisitato con successo, pur stravolgendola, la saga di Star Trek riportandola sostanzialmente in vita), dato che Lucas era già abituato a incaricare terzi della regia dei suoi film: la così detta seconda trilogia l’ha diretta per mancanza di alternativa valida e a tutti è rimasto il dubbio che sarebbe stato meglio non l’avesse fatto. Piuttosto il dubbio nasce sulla compatibilità tra lo stile Disney e l’aura che la Saga di Star Wars si è creata nell’immaginario collettivo. A tal proposito, ben prima che il film esca nelle sale, le politiche pubblicitarie e di merchandising hanno evidenziato la differenza e teniamo ben presente che Lucas non è mai stato un dilettante, tanto è vero che proprio Star Wars (1977) è stato il film con cui questa forma di introito ha avuto il via. La Disney, dunque, è l’aspetto più incerto e imprevedibile sull’esito dell’immane sforzo produttivo che ha portato al prolungamento di una saga che per molti poteva tranquillamente limitarsi alla prima e storica trilogia. Non che questo capitolo debba essere per forza un passo falso anche se rimane il dubbio sulla effettiva necessità di un sequel – ma qui si va sul piano del giudizio e piacere soggettivo, sulla nostalgia personale di chi nel 1977 era bambino o adolescente e che è cresciuto accompagnato dagli eroi della Lucasfilm. Probabilmente il medesimo dubbio che hanno sollevato gli affezionati a Star Trek e, difatti, i due film di Abrahams piacciono soprattutto a coloro che non hanno mai apprezzato quella saga proprio perché non l’hanno ritrovata negli ultimi due film. La domanda è dunque: era necessario? E se si, a chi? Al pubblico che segue dal 1977? A quello che è partito con la seconda trilogia per ritrovare poi la prima? A coloro che hanno conosciuto Star Wars con la serie animata televisiva? Oppure a coloro che si affacciano ora sulla saga e che, per età, non potevano aver vissuto tutto il resto? Se tutte queste categorie vengono soddisfatte, la Disney e Abrahams sono riusciti a quadrare il cerchio.
Ma sappiamo bene che non è giusto emettere sentenza senza le prove e non è giusto trovare un colpevole se non c’è il corpo del reato. Sarà un buon film (come entusiasticamente ha affermato Steven Spielberg che lo ha visto in anteprima), sarà un film incompleto (come farebbe supporre la cauta reazione di Lucas, ancora risentito per l’effettiva esclusione dai giochi)? Oppure sarà un obbobrio di successo come La minaccia fantasma (1999) che ha visto la creazione di personaggi secondari che da soli meritano l’oblio del film (vedi Jar Jar Binks che sostanzialmente scompare nei due capitoli successivi per unanime richiesta degli appassionati)? Il 16 dicembre lo sapremo. Per ora restano solo le congetture su cosa succederà nella galassia quarant'anni dopo il funerale di Darth Vader (e speriamo che scompaia definitivamente quella ignobile traduzione di Dart Fenner purtroppo riportata negli ultimi albi della Panini). Sarà toccante rivedere gli amati Han Solo (non Ian Solo), Leia Organa (non Leila) e Luke Skywalker segnati dal tempo, sicuramente meno agili ma ancora pieni di carisma e fascino (anche se, ammettiamolo, Luke non è decisamente il personaggio più accattivante e definirlo amichevolmente "bleda" non è da considerarsi offensivo ma quantomeno opportuno). Sarà interessante vedere quali nuovi personaggi sono stati creati, soprattutto per quanto riguarda il lato oscuro della Forza (sperando che il nuovo allievo Sith non sia lo scialbo e fin troppo atletico Darth Maul, degno di nota solo per la particolare estetica). Star Wars classico è rimasto impresso per la storia, per l’atmosfera, per le gesta narrate, ma soprattutto per gli indovinati personaggi secondari, così intrisi di altri classici ruoli si spalla del cinema molto amati (ad esempio R2D2 e C3P8 che richiamano, tra le tante celebri coppie, Stan Laurel e Oliver Hardy). Quello che spero è che la Disney non abbia voluto (come purtroppo ha già fatto Lucas con la seconda e famigerata trilogia) piacere a tutti. E’ un errore commesso, ad esempio, da Spielberg con Hook - Capitan Uncino (1991) dove alcuni personaggi e situazioni sono stati modellate sul gusto del pubblico di allora (le ridicole gare in skate board su tutti), ottenendo soltanto che il film perdesse quella universalità e dimensione senza tempo che è una delle migliori caratteristiche del Peter Pan di Barrie.
A meno di una settimana dalla data fatidica nella quale sapremo cosa è stato fatto, possiamo solo continuare a bearci di tutto quello che nei negozi si è riversato per vendere ancor più efficacemente l’evento. Sappiamo benissimo che è solo mercificazione del desiderio, ma in fondo, che ci importa? Dopo 38 anni possiamo ancora sentirci novelli ribelli galattici con in mano la spada laser e, chiudendo gli occhi, volteggiare tra le stelle alla guida del Millenium Falcon. E quando apriamo di nuovo gli occhi? Di nuovo la fila e via a ricomprare il biglietto. Non è questo il cinema? Non è la reiterazione del piacere? Non è il Conte Dracula che si risveglia ogni notte al calare della luce? Silenzio, si proietta. Buio, occhi sullo schermo, partono i titoli, John Williams comanda.