zoolander2 Old and LameZoolander è uno dei miei film preferiti. Non lo rivedo in continuazione, non so le battute a memoria (a parte quelle che è impossibile non ricordare) e non sono nemmeno una fan della prima ora perché anch'io, come la maggior parte delle persone, l'ho visto quando ormai il suo fallimentare passaggio al cinema era stato archiviato.

Ho visto questo film con alcuni amici in un momento in cui gli elementi dominati della mia esistenza erano gli attacchi di panico, la frustrazione e l'aspirazione al suicidio, fosse pure il suicidio professionale. Per questo ricorderò sempre quanto la vita sembrasse lieve nello spazio occupato da Zoolander e continuo ad amarlo per quello che mi ha dato: la parodia esilarante e tragica di gente superflua che di sé pensa l'esatto contrario. Dal sequel mi aspettavo lo stesso risultato e sono stata accontentata. Per molti altri non è stato così, almeno considerando quelle cose più divertenti del film e più cattive di Mugatu chiamate recensioni. Ce ne sono di sarcastiche come quella di Leonard Maltin di IndieWire che mai, prima d'ora, aveva abbandonato la sala a metà spettacolo (beato lui!); e ce ne sono di assolutamente gratuite e inutilmenti personali come quella di Stephen Holden del New York Times infuriato con Ben Stiller non tanto per il film in sé ma per il fatto che l'attore e regista “esiste”, ha “un aspetto strano”, ha “il fegato di farsi vedere su uno schermo cinematografico” e incarna il “perfetto esempio dell’insicurezza maschile”. Non mi sembrano cose belle da dire nemmeno a Kim Il Jung, figurarsi a un individuo praticamente innocuo come Ben Stiller. Ma probabilmente augurare la morte dev'essere un codice che usano i newyorkesi per farsi i complimenti e io non sono in grado di giudicare il loro lessico e i loro sottintesi. Sul codice italiano invece sono più competente e posso dire che questa recensione (La Repubblica, giovedì 11 febbraio 2016, p. 53), grazie alle sue acrobazie lessicali, mi ha fatto sentire stupida come Derek e Hansel messi insieme: “La penetrazione di questo modello di intrattenimento comico parrocchiale tra le nostre file giovanili, dove le memorie sono sterilizzate, illustra i danni di decenni di colonizzazione”. Dunque se la gioventù italiana guarda solo porcherie è colpa di Ben Stiller e di Owen Wilson - averlo saputo prima il biondino se lo scordava di fare lo spot della Campari!

zoolander2 AllPer quanto sia difficile crederlo incontrandomi per strada, sono sempre stata un'entusiasta sfogliatrice di riviste di moda. Quella prosopopea, quelle banalità vendute come gli imperativi categorici di Kant, quei guizzi creativi che da decenni si risolvono in un continuo riciclaggio di trend defunti. Adorabili! Era tutto lì, su Elle e su Vogue. Stiller e Theroux hanno solo reso esplicito quel misto di fascinazione e insofferenza che coglie guardando battaglioni di giovani immusoniti marciare con gravità sulle passerelle. A dispetto dell'opinione di Holden, il fatto che Stiller abbia un aspetto strano – o più esplicitamente: non sia un manzo -, è un pregio e non un difetto. E lo stesso si può dire di questi due film gemelli: non sono un capolavoro ma nemmeno spazzatura, sono troppo intelligenti per essere dimenticati, troppo stupidi per essere ricordati. Ovviamente l'impresa di persone sufficientemente intelligenti per divertirsi a sembrare cretini ha raccolto entusiasmi illustri fin dall'inizio: Bowie si offrì volontario; Malick, che parla pubblicamente con meno frequenza dell'oracolo di Delfi, pare apprezzi Zoolander; il gotha della moda si è messo in fila per una comparsata e così molti altri nomi famosi presenti in quanto adepti del medesimo culto. Ma questa folla è come le nuvole che annunciano il temporale perché più alta è l'aspettativa più atroce sarà la delusione anche di fronte a un film che si trova allo stesso livello del precedente. Se proviamo a quantificare questa delusione sarà difficile ottenere un risultato obiettivo: davvero il sequel è peggiore dell'originale o l'andare incontro a qualcosa che si crede epico contiene già in sé l'amaro della delusione? È probabile che il sequel avrà lo stesso destino del precursore e passerà dal clamoroso fiasco (critico, non economico) di oggi al culto di domani. Maltin lascia la sala annoiato ma in futuro è capace di ricomprare il biglietto, inutile prendersela. Le cose della vita, film compresi, andrebbero affrontate con lo sprezzo del pericolo e della rispettabilità che contraddistingue l'aristocrazia britannica. E infatti uno dei momenti più perturbanti di Zoolander 2 è l'imperturbabile apparizione di Tutto/All, il/la modell* interpretat* da Benedict Cumberbatch. La già peculiare fisionomia dell'attore è diventata uno sconcertante incrocio tra la Presidentessa del Consiglio di Lilo&Stitch, una star glam, una demoniaca geisha e Donatella Versace (ma senza il silicone). La scena, parzialmente contenuta nel primo teaser ufficiale del film, è stata oggetto di uno di quei polveroni che non si capisce bene fino a che punto siano spontanei o sapientemente orchestrati: proclami indignati, minacce di boicottaggio, sdegno transgender. Ma, proseguendo la visione, si scopre che le battute rozze e banali di Derek e Hansel sono accolte con un fremito di disgusto dalla creatura che “rifiuta le distinzioni binarie”, una frase che in bocca all'interprete di Alan Turing è piuttosto divertente. “All ends”, è l'unico commento che precede il castigo esemplare dei due sciocchi modelli: marchiati con i nomi dell'infamia (old e lame, genialmente tradotto lamé in italiano), essi sono esposti al pubblico ludibrio e presi a frustate da Tutto/All che plana su di loro come un angelo vendicatore o un'arpia. Trovo curioso che i recensori italiani abbiano glissato sul fatto che Tutto/All sia sposat* con se stess* perché in Italia è stato approvato il monomatrimonio. La soluzione infatti darebbe una magnifica via di fuga al nostro curiale Parlamento, ridicolmente bloccato nel legiferare in merito a banali matrimoni tra due persone, nemmeno dovesse mettere ordine in quell'orgia che Hansel chiama famiglia - o era il contrario?

zoolander Derek Hansel BowieIl vero mistero, alla fine, è perché Zoolander 2 avrebbe dovuto essere diverso dal primo o perché avrebbe dovuto essere più credibile di Angeli e demoni quando la sua fonte di ispirazione è lo stupidissimo protagonista. Come Derek anche questi film sono esagerati, vistosi, con troppi registri narrativi contrastanti, stanze affollate, iperboli e sbavature. Come Derek e Hansel il film non può evolvere ma può continuare a riprodursi, nella speranza che i figlioli prendano più dalle madri che dai padri; o, al massimo, potrebbe suicidarsi bruciando nella benzina o nella lava, convinto di essere immortale e onnipotente. È questa un'amarissima ammissione di vanagloria e sciocchezza che tutto il mondo della moda sembra assecondare allegramente, per straordinaria consapevolezza o per la mancanza di quei due geni che distinguono i modelli dalle rockstar ovvero l'intelligenza e il talento. A rifletterci con più attenzione forse Valentino non avrebbe concesso maison e vetrine a questa banda di infami perculatori. In Veneto di dice “fare il mona per non pagare il dazio”, a New York invece si dice Derek Zoolander.