Hokusai il mangaPuò un’esistenza essere definita dall’arte, al punto da rendere quasi indistinguibile cosa sia rimasto libero arbitrio e cosa invece sia frutto del travolgimento che la continua ricerca e creazione impongono all’artista?

Shotaro Ishinomori è stato il mangaka più prolifico di sempre, e in questa sua opera del 1987, ripercorrendo i momenti salienti e immaginando cosa potesse celarsi in pagine meno note della vita di uno degli artisti divenuto con le sue opere vera e propria icona del Giappone, racconta forse anche il suo modo di intendere l’arte come attività assoluta cui dedicare la propria vita.

Hokusai, “il vecchio pazzo per la pittura”, qui viene descritto in tutta la sua umanità colma di difetti, espressione di una vitalità fortissima che lo anima e lo spinge innanzi nel suo incessante cambiare nome, stile, tecniche, luoghi, in un camminare inquieto teso a provare tutto quello che la vita può mettere a disposizione di una possibile traduzione in arte. La narrazione procede mostrando diversi momenti ed età dell’artista, in un susseguirsi di ricordi evocati quasi per caso. E spesso, durante questo sfilare di esperienze, idiosincrasie e illuminazioni, si fatica a distinguere quanto la vita possa aver influenzato l’arte e quanto invece questa particolare vita sia stata plasmata dall’arte, che sceglie in qualche modo dei suoi rappresentanti per esprimere la sua forza nel mondo.

Hokusai il mangaL’opera è un’occasione per approfondire la produzione di uno dei grandi maestri cruciali per la storia dell’arte, troppo spesso conosciuto solo per “La grande onda presso la costa di Kanagawa”, divenuta praticamente un simbolo per identificare quanto appare inconfondibilmente giapponese. Furono invece moltissimi gli stili e le scuole seguiti e sperimentati da una mano e da una mente avide di sapere. Stili che lo stesso Ishinomori ripercorre, quando ci propone, con un piacere quasi accademico nel riprodurle, le opere simbolo delle varie tappe del viaggio dell’artista, dedicando loro grandi formati a piena pagina, inserendole così nel contesto della sua versione della storia e dimostrando grande bravura e versatilità. La struttura narrativa principale del manga è sostenuta invece dal susseguirsi di vignette dai diversi formati e dimensioni, differenze grafiche che a loro volta divengono parte integrante del ritmo e delle sensazioni trasmesse dal racconto, in cui i personaggi, tracciati con una personale elaborazione che parte soltanto dall’esempio di Tezuka, si muovono tra la bellezza e la suggestione di efficaci paesaggi urbani e naturali.

Oltre che un omaggio alla straordinaria figura dell’artista, questo manga è un inno alla vita, e una dichiarazione d’amore per l’arte, tematiche che possono essere riassunte dalle parole di un Hokusai molto vecchio, ancora teso a scoprire e assorbire con lo sguardo tutto quello che il multiforme mondo può offrirgli, per tradurlo attraverso la sua visione con tecniche sempre nuove. Parole rimaste famose nella biografia del maestro, in parte riadattate dal racconto di Ishinomori con una sequenza di vignette che sono pura poesia, e che accompagnano con le loro immagini struggenti verso il finale della storia:

“Perché…le persone muoiono? Io non morirò! Vivrò fino a cento anni, anzi, di più! Altrimenti, altrimenti…non riuscirò a finire tutto quello che voglio fare! Compiuti i novanta anni…spero di essere ancora in grado di rinnovare il mio stile pittorico. E dopo i cento, di rivoluzionarlo di nuovo…”