Fujio e Altan Probabilmente molti di voi conoscono, se non altro di nome, Fujiko Fujio (con diverse varianti a seconda di chi ha ideato il progetto) per averlo visto nei titoli di testa di alcuni dei più famosi anime anni ’80, come Carletto, il principe dei mostri (Kaibutsu-kun), il gattone Doraemon e Nino, il mio amico ninja (Ninja Hattori-kun). 

Ciò che forse non sapete è che, come spesso accade nel fumetto e nell’animazione giapponesi, questo nome è solo uno pseudonimo dietro cui si nascondono (o meglio, si nascondevano, dato che il sodalizio si è interrotto nel 1987, senza che venisse meno in ogni caso l’amicizia ed il mutuo aiuto in caso di necessità) due artisti che rispondono ai nomi di Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko, l’unico del duo ancora in vita).

Quello che invece (quasi) sicuramente non sapete è che il duo si è dato anche a creazioni in ambito manga che si distaccano moltissimo dall’immaginario collettivo che si è creato, almeno in Occidente, intorno a questo nome.

Non bisogna infatti dimenticare che questi autori, non ancora ventenni, avevano tentato la fortuna a Tokyo per affermarsi come mangaka. Ma la vita del mangaka non ancora famoso era molto dura nella capitale, sia per chi voleva affermarsi presso le riviste sia per chi tentava la gloria attraverso le librerie a noleggio. Queste ultime erano il campo proprio degli autori che facevano capo a quel movimento di ribellione al manga delle riviste impersonato dal borghese Tezuka, movimento che viene conosciuto con il nome di gekiga e che ha visto il fiorire di molti grandi del fumetto giapponese come Sanpei Shirato, Shigeru Mizuki e Goseki Kojima. Il lavorare per le librerie, tuttavia, non si può certo dire che salvasse la vita: la paga era ancora più bassa, circa un quarto di quella di chi lavorava nelle riviste.

Il duo Fujiko Fujio ebbe però la fortuna di entrare a far parte del gruppo del Tokiwaso, un edificio in legno in stile giapponese a due piani, demolito nel 1982, che al suo secondo piano ha ospitato una serie di mangaka di prima grandezza, come Tezuka Osamu, Terada Hiroo, Suzuki Shinichi, Naoya Moriyasu, Ishinomori Shotaro, Yokota Norio, Mizuno Hideko e, appunto, Fujiko Fujio.

Proprio Tezuka ha introdotto questa generazione di aspiranti mangaka, ma anche autori del gekiga, agli editori per riviste, anche se i tempi sarebbero stati maturi solo con l’avvento degli anni ’60, quando la contestazione e la necessità di intercettare i nuovi gusti contestatari dei lettori avrebbero portato le case editrici a cercare negli autori del gekiga i mangaka giusti per portare le nuove  istanze studentesche nei manga (è nel 1968, ad esempio, Harenchi Gakuen di Go Nagai).

Così il manga diventa l’occasione per esternare le idee di una “deflagrazione contestataria”, per usare le parole di Jean-Marie Bouissou (in Il Manga, 2011, Tunuè, pag. 64), in cui si inserisce anche l’opera di Fujiko Fujio.

Oltre alle opere prettamente indirizzate ai bambini, come Doraemon o Ninja Hattori-kun, Akibo Moto si dilettò con un manga politico dedicato alla vita di Mao Zedong e, con il re Ishinomori, ideò un manga contro il Trattato di Sicurezza con gli USA, pubblicato in una rivista sindacale.

Restava nel duo il ricordo degli inizi e della lotta sociale per riuscire ad affrancarsi dal precariato, e il valore della collaborazione e della solidarietà che era il marchio di fabbrica sia del gekiga che del gruppo del Tokiwaso dove i progetti collettivi servivano agli autori rimasti senza commissioni per “tirare avanti”, lavorando per i colleghi.

Vite artisticamente parallele: Fujiko Fujio e Altan

Alla luce di tutto questo non ho potuto non fare un parallelo con l’opera di Francesco Tullio Altan, meglio conosciuto come Altan, autore anch’egli completo sia nelle storie brevi che in quelle lunghe.

Anche la sua opera si divide tra opere per i bambini e opere rivolte a un pubblico adulto, fino ad arrivare alla sua grande fama di vignettista satirico per L’espresso, Panorama, Tango, Cuore e La Repubblica.

Infatti se su Linus di Oreste Del Buono l’autore ha creato il personaggio di Trino, nel 1975 è lo stesso Altan a creare la celebre cagnolina Pimpa sul Corriere dei Piccoli. Negli anni ’80 Pimpa sarà trasformata in cartone per la regia di Osvaldo Cavandoli prima ed Enzo D’Alò poi.

Ancora il pubblico infantile è stato destinatario del personaggio di Kamillo Kromo, mentre al pubblico adulto erano destinate le storie del disincantato raccontate dal metalmeccanico Cipputi. I romanzi a fumetti annoverano invece titoli come Ada, Macao, Friz Melone, Franz, Cuori Pazzi e Zorro Bolero.

Due vite professionali parallele quelle di questi autori, anche se partite da presupposti diversi e, ovviamente, con esperienze di vita diverse (Fujio non ha avuto esperienze all’estero, al contrario di Altan, che visse in Brasile), ma che hanno saputo coniugare una visione onirica con una realista e, probabilmente, disincantata.

Se volete approfondire il background culturale in cui è nato il manga, vi consiglio questi testi, che ho usato come consultazione per l’articolo:

Jean-Marie Bouissou, Il Manga - Storia e Universi del fumetto giapponese, 2011, Tunuè;

Brigitte Koyama-Richard, Mille anni di manga, 2007, Rizzoli.