Genio coverPatrick Dennis era uno scrittore curioso: scriveva romanzi estremamente popolari ma non assomigliava a nulla che possa venire in mente nel 2014 quando si pensa a uno scrittore popolare. Eccentrico, raffinato, ironico e divertente si era lanciato in esperimenti editoriali indefinibili e imprevedibili in cui mischiava testi, fotografie, biografia e invenzione, incurante di far fruttare in eterno il vastissimo successo raggiunto da Zia Mame (tr. di Matteo Codignola, Adelphi, 2009), romanzo vivace con protagonista una donna indipendente, affascinante e folle che a sua volta perde la propria identità in un mosaico di dettagli veri, verosimili e del tutto finzionali.

 

Anche Dennis è una creazione artistica il cui vero nome è Edward Ewerett Tanner III. Nato nel 1926, morto nel 1976, sostituito da Patrick Dennis fino all'inizio degli anni settanta, poi ritornato Tanner – nel curriculum del quale fanno bella mostra le referenze di Dennis.

La vita vera e quella artisticamente pianificata si confondono, ma ha poi senso distinguerle? Se per Mame tutto è avventura, ricchezza e perfido umorismo, per Patrick il ruolo giusto è quello del cinico, divertito, ironico distacco. Assurde figure gli si muovono attorno e lui cerca di scansarle o di gestirle in un misto di affetto, fastidio e rassegnazione. Questo atteggiamento insieme protettivo ed esasperato è particolarmente chiaro in Genio (tr. di Mariagrazia Gini, Adelphi, 2012), un romanzo ispirato al periodo messicano di Welles scritto prima che Dennis affrontasse il proprio periodo messicano – quasi un'opera profetica. Se all'inizio di Zia Mame la voce narrante e scrivente è quella di un ragazzino stregato dall'eccentrica parente che pian piano si trasforma in un adulto borghese (ma è una finta), all'inizio di Genio Dennis è un adulto sposato e padre di figli ormai al college la cui pazienza si è esaurita da lustri, perciò le intemperanze del funambolico regista Leander Starr sono fonte continua di affettuosi sarcasmi. L'affettuoso sarcasmo però si diffonde presto tutt'attorno, inglobando attrici senza talento ma piene di ambizione, produttori trufaldini, agenti delle imposte, comparse piene di dignità e operatori in costante odore di miracolo. Infatti Genio è costruito attorno alla fuga di Starr dal fisco e dal suo cercare di togliersi dai guai dirigendo un film che ne rinfreschi i passati fasti e il povero conto corrente. Finirà in un disastro, ma un disastro epico ovvero “[...] un film che sembra concepito da Orson Wells in stato di ebbrezza, girato da Ed Wood in stato di grazia”. Questo fa del romanzo di Dennis un testo insostituibile per capire come (non) si fa un film e come il (presunto) genio finisca per far digerire a chiunque anche ciò che non tollereremmo da chiunque.

Nella cronologia di Dennis carriera di Starr nasce benedetta dal favore del “clan dei cinefili sfegatati che bazzicano le proiezioni del MoMA e le sale d'essai più pulciose” e il regista, nonostante la lunga serie di frodi fiscali che lo obbligano a cambiare paese di continuo, resta un alfiere della verità e della bellezza, soprattutto grazie a un documentario che Dennis definisce perfidamente magnifico per poi descriverlo come la storia di una “bellissima messicana sordomuta, un mucchio di rovine maya e la filarmonica di Vienna”. Ricordatevene la prossima volta che vi prende la fregola per i film d'arte: non state inventando nulla di nuovo, né sullo schermo né davanti allo schermo.

Pagina dopo pagina si scopre che la fanciulla era sordomuta per necessità: l'interprete ha infatti una voce sgradevole e parla un idiona incomprensibile. Ormai diventata una cinquantenne sformata convinta di irradiare ancora la malia della star, ora affitta appartementi a Città del Messico e ha tra i suoi locatari sia Dennis che Starr. Quando Starr decide di imbarcarsi nelle riprese de La valle degli avvoltoi, le verrà data una parte che lei crede nobile e romantica ma che in realtà, grazie a un sapiente uso di luci e inquadrature, si rivela grottesca e crudele a tutti tranne che alla diretta interessata, a cui vengono mostrati dei finti giornalieri in virtù del fatto che si tratta di una delle principali finanziatrici del film. La seconda, in ordine di importanza pecuniaria, è Mrs Pomeroy, ex attricetta, arrampicatrice sociale e vedova di un magnate dei lassativi, che Starr accetta di sposare pur di finire il film. Ma tutti i soldi e il girato sono sottratti dal truffaldino produttore Gonzáles e non tornano indietro finché l'uomo non viene trovato accoltellato in Guatemala. E mentre il film si rivela straordinariamente bello e denso di significato , almeno tre signore Starr si accapigliano nel patio in una cacofonia di pappagalli, cani, turisti, figlie improvvisamente ricomparse, avventurieri e curiosi di passaggio. Le manovre per girare il film cominciano a pagina 165 e si srotolano fino all'ultima riga, ora seguendo un riassunto sincopato dei fatti, ora imbastendo un approssimativo piano di lavorazione in forma di diario in cui trovano spazio tutte le epifanie e gli intoppi che accompagnano la lavorazione di ogni film. Perché alla fine quello che risulta chiaro è che più si rischia di essere inghiottiti dal caos e più c'è la speranza di portare a casa qualcosa che riesca a sfiorare le vette del genio.