Colin Wilson copertinaSono arrivato a Colin Wilson tramite Youtube. Durante una mattina di cazzeggio sul tubo mi sono imbattuto in un video in cui un distinto signore inglese cercava di spiegare il senso dell'occulto. A instillare in me la curiosità non è stato tanto l'argomento del video, bensì l'eleganza e il senso dell'umorismo che l'immagine trasmetteva. Insomma, mr. Wilson era un'elegantone inglese con un grande senso dell'umorismo e un bicchiare di whisky in mano. E chi se lo lascia scappare uno così, sicuramente foriero di battute e aneddoti gustosi? Ed infatti, mi sono andato a documentare e ho scoperto che il Nostro ha scritto più di 100 (cento!) tra romanzi, saggi, tomi di filosofia ed articoli, oltre ad aver vissuto una longeva vita da intellettuale tra Londra e la Cornovaglia. Tra il mare magnum scritto dal Signor Wilson sono riuscito ad accaparrarmi questo Adrift in Soho, traducibile in italiano come Alla deriva in Soho.

WilsonIl romanzo, largamente autobiografico, racconta le vicissitudini del giovane Herry Preston in una Londra della metà degli anni '50, una città in cui i prodromi di una futura rivoluzione culturale sono già ben tangibili. Seguiamo dunque il ventenne Preston tra una Soho notturna, popolata da filosofi, scrittori, pittori, omosessuali, ninfomani, prostitute e ladri, e una Notting Hill all'alba della nascita del movimento Beatnik, un'ancora selvaggia Sheperd Bush e una 'oscura' Oxford Circus. Riconosciamo il British Museum, Fitzrovia, e ci immaginiamo una capitale inglese in cui Dickens incontra Blake, Lucian Freud, Marx ed Engels.

I discorsi tra il protagonista e gli amici e le amiche che incontra durante le duecento pagine del romanzo hanno il sapore della rivoluzione, portano l'energia della gioventù che vuole cambiare il mondo e hanno il tono acceso della realtà, come se fossero davvero stati proferiti dai protagonisti – niente di più facile visto il vivido tratto verista del romanzo. Lo stile di Wilson è semplice e scorrevole, addirittura l'autore è in grado di far scivolare la narrazione con intrepida leggerezza, inchiodando il lettore alle pagine del libro grazie a una struttura lineare, ma efficace, e a gradevoli citazioni (“Improvvisamente sicuro di me stesso -il risultato delle sei birre bevute – mi sono messo a disguisire di Asakov e Pisemsky”; epoi richiami a Nietszche e Marco Aurelio tra gli altri).

Parecchi nel romanzo sono gli attacchi alla società tradizionale, alla vita borghese (“Non capisci che questa gente ci vede come dei capelloni vestiti male, […] è gente condizionata da quello che gli viene detto dalla televisione e dalla stampa”; e ancora: “Questi non capiscono un tubo: non è forse vero che nessuno dei grandi rivoluzionari sono stati dei vagabondi, socialmente impresentabili? Riesci ad immaginarti Gesù o San Francesco alla guida di una Cadillc?”) e ai valori dell'inghilterra di quegli anni (“Sono tutti ipocriti e falsi. Trascorrono le loro vite a mettere da parte soldi per comprarsi televisori e a lavare automobili, ma l'unica cosa che non possono comprare è la dignità, perché la dignità non è per gli schiavi”); è interessante notare quanto questo valga ancora oggi, e quanto il romanzo di Wilson abbia inspirato Burgess (Arancia Meccanica usciva un anno dopo, nel 1962).

L'intellettuale riesce a mettere in luce i punti ridicoli e gli spasmi parossistici della moda che descrive nel momento stesso in cui ne coglie i punti di forza: veniamo così a conoscenza di personaggi biechi, di macchiette bohémien o di conti in rovina che si reinventano maledetti e notturni; incontriamo addirittura una parodia della New Age prima che la New York degli anni '60 la trasformasse in una prodotto di consumo fatto e finito – in questo caso Wilson si è dimostrato un grande osservatore.

Chissà che direbbe Wilson della Londra di oggi? Probabilmente sarebbe deluso di come la scena underground, la controcultura, si sia imborghesita, e di come il benessere sociale abbia appiattito ogni afflato artistico, permettendo che anche gli artisti si lasciassero comprare da un televisore.

Lper tutti questi motivi il romanzo di Wilson è una lettura da consigliare assolutamente in lingua originale, vista la linearità della scrittura e la profusione di latinismi nel testo.