dicestregaCiascuno ha un campanello che squilla nel momento in cui si inizia a scivolare nella senilità e il mio ha il suono del meravigliarmi della meraviglia altrui. Circostanze, opinioni, gesti così evidenti nella loro stortura e banalità, sollevano grida di indignazione e condanna, dibattiti, scambi di insulti e riflessioni. E il mio sbadiglio annoiato. Non occorre essere Sartre, basta essere un gatto sul balcone in una bella mattina di sole che osserva un piccolo cane furioso abbaiare in modo scomposto, per condividere quel senso di nausea e fastidio per l'insensatezza del cosmo. Oppure basta leggere qualche articolo su un premio letterario a caso.

 

Sì, lo so, non è che le mostre e i festival cinematografici diano minori soddisfazioni, ma in letteratura non si è mai risparmiato il veleno – e questo rende il tutto più esilarante e insieme estenuante. E poi la letteratura non è il mio campo, non credo scriverò mai narrativa e dunque posso dare sfogo a tutta la mia insofferenza senile. Se il lettore medio italiano mi assomigliasse sarebbe un guaio per l'editoria: la solfa del libro premiato non ha mai attaccato, nemmeno quando ero molto giovane e incosciente. E se attacca è solo perché qualcuno mi presta il titolo vincitore invitandomi a leggerlo – sarà un ultimo cascame di snobismo adolescenziale, ma un libro premiato o lo ignoro o, se lo leggo, non lo compro per principio (e attenzione, ci sono un sacco di modi legali per farlo: biblioteche, prestito tra amici, book crossing con sconosciuti). E se lo compro, lo compro usato. Tanto nella maggioranza dei casi si tratta di amarissime delusioni.

Però le cronache dei premi, i dispetti, gli sgambetti, le bassezze sono in sé un romanzo assai più avvincente della maggior parte delle opere premiate. Adoro questo tipo di pettegolezzo d'alto bordo. Per esempio, il nuovo capitolo del premio Strega è un bel vespaio di sicura soddisfazione, perché dove ci sono soldi c'è sangue. Dopo aver vinto sette edizioni su dieci quest'anno Mondadori e Einaudi non parteciperanno – di fatto non partecipa lo stesso gruppo editoriale, ma non stiamo a sottilizzare. Vengono dati per vincenti o Siti o Busi. Siti non l'ho mai letto e se vincesse passeranno altri anni prima di incontrarlo; Busi parecchie volte e, porca miseria, può piacere o meno, ma non si può negare che sappia scrivere! Tre metri sopra Piperno di sicuro. Voglio essere ottimista: magari Busi non vince, magari potrò leggere il suo nuovo romanzo prima di compiere cinquant'anni. A questo punto potrei lardellare la cronaca con scambi di cortesie tra editori e promotori, alcune davvero sapide – ma ve le dovrete cercare sui giornali di carta e on line. Passo invece ai miei protagonisti preferiti: i teneri agnellini caduti inopinatamente tra i lupi. Essi si stupiscono di tanta pressione e cattiveria, delle telefonate minatorie che ricevono da giurati, delle metaforiche teste di cavallo mozzate che trovano sugli uscii dei loro appartamenti. Beata ingenuità (e ottusità, mi verrebbe da aggiungere), credevano davvero che invitati per il loro indubbio talento questo li avrebbe tenuti al riparo da ogni angheria? Non si può, adulti e consapevoli, agire come esordienti stupefatti che sgranano gli occhioni davanti alla cattiveria del mondo. E a proposito di esordienti. Ma no, questo succoso argomento lo lascio per un'altra occasione.